Sessualità in pandemia

Dopo alcune settimane dall’inizio del lockdown di marzo 2020 uno dei maggiori siti di materiale pronografico ha offerto ai propri fruitori (vecchi e nuovi, occasionali o meno) l’abbonamento premium gratuitamente per poter accedere a tutti i video presenti sul loro server. Questo stesso sito ha fatto campagne pubblicitarie ad hoc per suggerire che dovendo stare a casa si poteva usufruire del loro servizio; anche una pubblicità mirata a impiegare i quindici minuti di riposo dopo due ore di smart working in modo alternativo al solito caffè. E’ lo stesso sito che ha scherzosamente (?) offerto l’utilizzo dei propri server come sostegno al sito dell’INPS che non ha retto al numero di accessi troppo elevato.

Facendo qualche ricerca in rete si trovano riportati dati di vendita di alcuni siti che si occupano di e-commerce di sex toys. In Italia l’aumento delle vendite di questi prodotti si aggira intorno al 50%, trend positivo iniziato a fine marzo 2020 dopo che è stato approvato il DPCM Chiudi Italia. Questa crescita ha subito una flessione con le riaperture di giugno 2020 (periodo in cui sono aumentate invece in modo esponenziale le vendite di preservativi), per poi tornare a salire progressivamente in autunno. Un nuovo vero e proprio picco si è visto a febbraio 2021, oltre ad un abituale picco di vendite nel periodo natalizio che è però comune agli ultimi cinque anni.

I prodotti maggiormente venduti sembrano essere stati oggetti vibranti che possono essere comandati anche da remoto tramite app e bambole real (molto diverse, per aspetto e costo, dalla classica bambola gonfiabile che ogni tanto ci propinano in qualche film). L’ultimo oggetto che pare avere avuto ampia vendita nel lockdown sono i masturbatori maschili.

Sono aumentati gli utenti che hanno scaricato app di incontri e di messaggistica per scambio di immagini e contenuti a sfondo sessuale. Analizzando i dati di Google Trends si può notare in concomitanza con l’inizio del lockdown di marzo 2020 un picco nella ricerca del termine “sexting”. Nella seconda metà di marzo si è avuto un aumento delle ricerche di questa parola da 16 a 95 volte. Il termine sexting deriva dall’unione di due parole inglesi: sex (sesso) e texting (inviare messaggi elettronici), indica l’invio di messaggi, testi e/o immagini sessualmente espliciti, principalmente tramite app di messaggistica istantanea, email o su siti internet.

Chiedersi a cosa siano dovuti questi aumenti di vendite e di consumi potrebbe sembrare banale. Proviamo però a partire da una interessante riflessione di Michael Bader psicologo psicoanalista scrive “Nella mia esperienza clinica, l’uso ossessivo e compulsivo della pronografia è spesso motivato da sentimenti, spesso inconsci, di disconnessione e solitudine. Questi sentimenti sembrano più frequenti negli uomini che nelle donne. Inoltre, i sentimenti di solitudine sono spesso intrecciati, negli uomini, a quelli di colpa.” Il libro di Bader da cui è tratta questa citazione risale alla pubblicazione aggiornata del 2018. Già lì l’autore sottolinea come molti dei suoi pazienti, in questo caso uomini, che avevano sviluppato una dipendenza dalla pornografia online preferissero contatti in qualche modo interattivi (chat, cam, video amatoriali che rendono l’esperienza più reale). Bader illustra la situazione riguardo alla dipendenza patologica della pronografia, ma seppur in forma più lieve possiamo presumere che un consumo aumentato, seppur non patologico, possa partire dalle stesse basi. Disconnessione e solitudine sono esattamente i sentimenti a cui siamo andati incontro durante il lockdown e durante tutti questi mesi. C’è chi si è ritrovato costretto in casa completamente da solo, avendo interazioni con parenti, amici e colleghi soltanto telefonicamente o online. E c’è chi si è ritrovato chiuso in casa a stretto contatto sempre con le stesse persone sperimentando comunque un senso di solitudine rispetto ad amici e colleghi e alla non possibilità di fare ciò che si era abituati a fare. L’aumento dell’utilizzo della pornografia durante il lockdown può essere imputato a diversi fattori pratici e concreti oltre che a vissuti interiori: la possibilità di accesso a siti pronografici per più ore al giorno (spesso le aziende bloccano l’accesso a questi siti); il trovarsi soli senza nulla da fare e annoiarsi e anche non avere sguardi indiscreti attorno.

Analizzando invece quali sono stati i sex toys che hanno avuto un aumento di vendite percentualmente più alto, l’aumento dell’utilizzo di app di incontri, chat, l’aumento di ricerche della parola sexting suggerisce che le persone nel momento in cui hanno dovuto separarsi dagli altri, rinunciare ad incontri e socialità abbiano cercato un surrogato alla presenza. Un surrogato che nulla ha a che fare con la realtà, ma era l’unica cosa non vietata. Così come per chiacchierare con gli amici, lavorare, andare a scuola, ci siamo appoggiati alla tecnologia, così è stato anche per la sessualità.

E per qualcuno è stato probabilmente un aspetto piacevole da esplorare, aspetto che forse sarebbe stato ignorato altrimenti.

Ma cosa sapremo fare di tutta questa tecnologia che è entrata prepotentemente nella nostra quotidianità? Sapremo integrarla per rendere le nostre vite, e la nostra sessualità, più ricche di possibilità o finiremo come ne “Il mondo dei replicanti” film di Jonathan Mostow con Bruce Willis in cui le persone si limitano a rimanere in vita e mandano fuori nel mondo a vivere i loro “surroghi”?

#sextoys #lockdown #coppie #single #pandemia

Dott.ssa Manuela Borghi

Psicologa Psicoterapeuta Formatrice

Giovedì 6 Maggio 2021

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