Raccontami un racconto. Il contatto attraverso il filo del racconto – Parte II

Immagine che contiene persona, interni, piccolo, neonato

Descrizione generata automaticamente

Quando chi ascolta una fiaba è un bambino

Se non è possibile raggiungere 

il significato pieno e profondo della fiaba,

 possiamo chiederci di cosa ci parla 

e che cosa ci dà il momento della narrazione

Non possiamo spiegare le fiabe più di quanto si possa spiegare il sogno, materiale 

“evanescente e bizzarro”. (G. Carloni) Le fiabe non chiedono di essere razionalmente capite, ma comprese in una forma mentis che è vicina al funzionamento mentale del bambino, a quello della creatività, dell’arte, del simbolo.

Secondo Marie-Louise von Franz, «Se è vero che non esiste fiaba senza un problema, è vero che un problema è l’inizio di una fiaba». In questa prospettiva, il racconto fiabesco diventa un problem solving.

Quando il bambino ascolta, scopre che ciò che è narrato fatto di immagini, luoghi e parole, non è nel suo presente. Quel c’era una volta dell’incipit pone automaticamente la narrazione in uno spazio e in un tempo irreale. Da questo lavoro di scoperta il bambino tesse le abilità legate al linguaggio scritto, attraverso il contatto con l’eco emotivo che la storia produce. 

La fiaba è ricca di elementi che possono aiutare il bambino a comprendere il mondo nel modo che gli è proprio, a rielaborare dubbi ed ansietà orientandolo al cambiamento. In questo la fiaba non inganna, ma chiede, pretende, al contempo conforta che l’aiuto verrà, ma che occorrerà guadagnarselo con impegno e determinazione.

La fiaba sostiene il processo di identificazione del bambino che si sente raccontato nelle sue emozioni e sostenuto nella sua ricerca attiva di soluzioni. Anche solo l’idea della possibilità di reagire, fare, intervenire sulla propria storia abbassa l’intensità emotiva e la tensione che spesso l’accompagna.

Fornisce linee di demarcazione in un’età di sviluppo o in situazioni di vita in cui è importante avere punti certi di riferimento.

Il rapporto di intesa che si costruisce con il narratore permette una vicinanza fisica che attraverso la narrazione diventa vicinanza emotiva. La rassicurazione della presenza e della vicinanza empatica del narratore che condivide la storia. La fiaba avvicina, crea un contatto tra chi narra e chi ascolta, entrambi si portano in un luogo altrove fatto di intimità, intuizione, immagini ed emozioni condivise.

Per tutto il tempo della storia e anche oltre, c’è uno spazio di condivisione e di intesa, il narratore diventa una guida, colui che accompagna in un mondo dove si mettono in gioco emozioni intense, dove si trattiene il respiro e da cui si riemerge con una saggezza in più.

Per questo una fiaba si può narrare anche la sera, tempo di incertezza, tra la veglia e il non esistere del sonno, momento di transizione che chiede rassicurazione, momento in cui possiamo stenderci con i nostri bambini su un tappeto intessuto di fiabe, avvolgerci in una coperta cucita di sogni

Nel prossimo articolo

Quando la lettura di una fiaba diventa strumento 

di una relazione psicoterapeutica o di aiuto

Dott.ssa Angela Maria Camasta, Psicopedagogista Counselor Formatrice

Dott.ssa Daniela Carissimi, Medico Psicoterapeuta Formatrice

Giovedì 13 maggio 2021

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