Noi pionieri

Stiamo affrontando un viaggio?

Siamo fermi?

Cambierà tutto o andrà tutto bene?

Questo virus, coraggiosamente democratico, ci ha sbattuto in faccia quello che tutti sapevamo, ma che speravamo rimanesse fuori dalla porta di casa nostra. Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie non è più solo una suggestione poetica legata a un tempo lontano. E’ la nostra quotidianità. E’ la consapevolezza concreta della nostra precarietà, che conoscevamo solo intellettualmente. Ora la sentiamo sulla pelle.

In qualità di terapeuti ci confrontiamo con le difficoltà del prossimo e solitamente siamo d’aiuto, ma non tutto ciò di cui ci occupiamo ci riguarda direttamente in prima persona. Per fortuna. Non è necessario che sperimentiamo tutto quello in cui siamo poi capaci di essere d’aiuto. Ribadisco, per fortuna!

Questa volta invece, davanti all’impatto del virus siamo tutti coinvolti, tutti conosciamo qualcuno che si è ammalato, spesso noi stessi, quasi tutti conosciamo, anche solo per interposta persona, qualcuno che è morto. 

Come possiamo allora mantenere la rotta, essere d’aiuto senza lasciarci travolgere? 

Come possiamo confrontarci con l’altro e dare spunti utili per andare oltre, accettando il senso di impotenza, senza che questo però ci sovrasti?

Qualche tempo fa, proprio in uno dei tanti colloqui centrati sul dopo, sulle prospettive che si apriranno alla fine di questa avventura, che finirà!, mi sono trovata a confermare l’idea che siamo pionieri, traghettatori verso un mondo e un modo necessariamente diversi.

Nulla sarà più come prima.

E, l’analogia che sto sfruttando, è con l’avventura che si narra a proposito di Cristoforo Colombo. Quella che, almeno a me, hanno raccontato a scuola.

Cristoforo Colombo partiva dal presupposto che la terra fosse rotonda e, per dimostrare di avere ragione, partì alla volta dell’India in direzione contraria a quella abituale, percorrendo quella rotta che si diceva fosse limitata dalle Colonne d’Ercole.

Dopo mesi di navigazione la ciurma cominciava ad essere stanca e demoralizzata, non si vedeva altro che acqua. 

Poi, d’improvviso, la vedetta gridò. La terra era vicina.

Quindi il globo era davvero rotondo, e qui si confermò l’ipotesi di partenza.

Peccato però che quella terra non fosse l’India.

Colombo non riuscì a vedere quello che c’era; troppi i preconcetti? Troppo il desiderio di avere ragione? La stanchezza? La disattenzione agli indizi? L’ignoranza?

Adesso più che mai diventa fondamentale essere consapevoli che siamo in viaggio verso un nuovo mondo e verso un nuovo modo. Prestiamo attenzione a ciò che troviamo, usciamo dagli schemi che funzionavano fino a prima e cominciamo ad osservare ciò che abbiamo intorno e a trovare comportamenti e pensieri che siano nuovi, quelli vecchi non possono più funzionare. Purtroppo, ma anche per fortuna.

Solo con l’attitudine di pionieri del nuovo mondo, cercando di rimanere più neutri, disponibili e attenti possibile a ciò che ci circonda potremo riuscire nella difficile impresa di essere d’aiuto agli altri mentre, contemporaneamente, aiutiamo noi stessi. 

Impresa complessa, ma possibile. 

Dott.ssa Sarah Cervellati

Psicologa-Psicoterapeuta

Lunedì 5 Aprile 2021

#virus #democrazia #futuro #modo nuovo #viaggio

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