Lo psicoterapeuta è uno specchio

Chi si avvicina alla psicoterapia cosa sceglie di vedere? Cosa guarda? Come osserva? Da che angolazione? 

A differenza di poco più di vent’anni fa quando ho cominciato ad ascoltare le persone indossando la veste della psicologa, oggi posso permettermi non solo di ascoltare, ma di utilizzare tutti i sensi a mia disposizione, offrendo così un rispecchiamento che coinvolge totalmente il mio essere e quello della persona che si rivolge a me.

Il compito clinico non è dare consigli o indicazioni di vita. Non è possibile conoscere la soluzione dei problemi di chi ci chiede aiuto, possiamo però accompagnare ogni singolo individuo a riconoscere i suoi bisogni e le sue priorità, offrendo uno specchio limpido e il più neutro possibile.

Quello che ritengo fondamentale per uno psicoterapeuta è saper mettere la persona che ci si trova di fronte nella condizione di potersi osservare con meno sovrastrutture possibili, con più amorevolezza possibile e con uno sguardo non giudicante. Il terapeuta deve quindi necessariamente diventare uno specchio, capace di danzare con la persona che ha di fronte e offrirle una visione che sia il più completa possibile, cogliendo e riflettendo anche sugli aspetti meno limpidi.

E’ attraverso gli occhi privi di giudizio del terapeuta che la persona in difficoltà può incontrare i bisogni più profondi, le paure, senza che queste diventino eccessivamente ingombranti e, in particolare, venire accompagnata a incontrare le proprie risorse.

Il terapeuta-specchio vede le risorse del paziente-rispecchiato e lo mette nella migliore condizione possibile per poterle notare, per potersene prendere cura e cominciare a utilizzarle con sapienza e attenzione nella quotidianità, che diventa straordinariamente più comoda.

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Dott.ssa Sarah Cervellati

Psicologa Psicoterapeuta e Formatrice

Lunedì 10 maggio 2021

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